Due cani sciolti a Genova

Quattro mesi dopo il ferimento a Genova di Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, i carabinieri del Ros e la Digos hanno fermato due aderenti alla Federazione anarchica informale, che aveva rivendicato l’attentato. Nicola Gai (35 anni) e Alfredo Cospito (45) sono accusati di attentato con finalità di terrorismo, lesioni aggravate con finalità di terrorismo e porto abusivo d’arma. Il procuratore di Genova, Michele Di Lecce, ha voluto però chiarire che i due avrebbero agito in modo isolato e che “è stata una scelta forte della procura di Genova non contestare loro il reato associativo”.
20 AGO 20
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Quattro mesi dopo il ferimento a Genova di Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, i carabinieri del Ros e la Digos hanno fermato due aderenti alla Federazione anarchica informale, che aveva rivendicato l’attentato. Nicola Gai (35 anni) e Alfredo Cospito (45) sono accusati di attentato con finalità di terrorismo, lesioni aggravate con finalità di terrorismo e porto abusivo d’arma. Il procuratore di Genova, Michele Di Lecce, ha voluto però chiarire che i due avrebbero agito in modo isolato e che “è stata una scelta forte della procura di Genova non contestare loro il reato associativo”. Mentre il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli, che ha collaborato all’indagine, ha precisato che “non c’è alcuna contiguità degli arrestati con l’estremismo No-Tav”.
E’ ovviamente un (relativo) sollievo apprendere, e da ben due importanti procure, che non di una rete terroristica organizzata si tratterebbe, ma di un gesto isolato. Persino l’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, ha subito commentato “spero che sia soltanto un episodio, che non esprima nient’altro di sotterraneo, oscuro, di trame particolari”. E a ogni buon conto, le forze dell’ordine nell’ambito della stessa operazione hanno perquisito centri di aggregazione riconducibili all’area anarchica in Piemonte, Toscana e Liguria. Tuttavia, nel clima oggettivamente carico di tensioni che il paese sta vivendo, soprattutto sul versante del lavoro – sono solo di pochi giorni fa i disordini a Roma durante la protesta dei minatori sardi – è importante che le istituzioni e la politica evitino qualsiasi sottovalutazione. Bene ha fatto il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, proprio dopo i disordini nella capitale, a ribadire che bisogna “tenere alto il livello di attenzione attraverso una strategia che si fondi anche sul dialogo con tutte le parti interessate”, ma che è necessaria anche “una disamina a 360 gradi dei focolai di possibile tensione”. Dopo l’attentato ad Adinolfi, il capo della polizia Antonio Manganelli aveva dichiarato che “l’anarco-insurrezionalismo è l’unico terrorismo che può offendere questo paese” e che non vi è più il rischio di un “fenomeno brigatista”. Ma in questi mesi i segnali che non tutto sia così a bassa intensità sono stati purtroppo molti.